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Oggi, in Italia, ci sono uomini e donne colpevoli non di ciò che fanno, ma di ciò che sono. Non di un atto, ma di una condizione.
Vedo che gli amici di CL usano dire che "il Mistero si è fatto carne". Sarebbe certamente utile fare un'analisi di questa proposizione, che somiglia molto, com'è evidente, al passo giovanneo "Verbum caro factum est" ("il Verbo si fece carne"). A mio parere, l'uso ciellino è sbagliato, brutto e dannoso, ancorché risalente al venerato don Giussani (che mi vede da lassù e sa che non ce l'ho con lui).
Il mio desiderio è che la Parola di Dio e le verità fondamentali della Fede siano trasmesse con l'impegno della rigorosa fedeltà, senza "migliorie" od inutili abbellimenti, come purtroppo, in questi ultimi decenni, accade talvolta nella Liturgia.
396 L'autorità deve lasciarsi guidare dalla legge morale: tutta la sua dignità deriva dallo svolgersi nell'ambito dell'ordine morale, « il quale si fonda in Dio, che ne è il primo principio e l'ultimo fine ». In ragione del necessario riferimento a quest'ordine, che la precede e la fonda, delle sue finalità e dei destinatari, l'autorità non può essere intesa come una forza determinata da criteri di carattere puramente sociologico e storico: « In alcune... concezioni, purtroppo, non si riconosce l'esistenza dell'ordine morale: ordine trascendente, universale, assoluto, uguale e valevole per tutti. Viene meno così la possibilità di incontrarsi e di intendersi pienamente e sicuramente nella luce di una stessa legge di giustizia ammessa e seguita da tutti ». Questo ordine « non si regge che in Dio: scisso da Dio si disintegra ». Proprio da questo ordine l'autorità trae la virtù di obbligare e la propria legittimità morale; 809 non dall'arbitrio o dalla volontà di potenza, ed è tenuta a tradurre tale ordine nelle azioni concrete per raggiungere il bene comune.
397 L'autorità deve riconoscere, rispettare e promuovere i valori umani e morali essenziali. Essi sono innati, « scaturiscono dalla verità stessa dell'essere umano ed esprimono e tutelano la dignità della persona: valori, pertanto, che nessun individuo, nessuna maggioranza e nessuno Stato potranno mai creare, modificare o distruggere ». Essi non trovano fondamento in provvisorie e mutevoli « maggioranze » di opinione, ma devono essere semplicemente riconosciuti, rispettati e promossi come elementi di una legge morale obiettiva, legge naturale iscritta nel cuore dell'uomo (cfr. Rm 2,15), e punto di riferimento normativo della stessa legge civile. Quando, per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo scetticismo giungesse a porre in dubbio persino i principi fondamentali della legge morale, lo stesso ordinamento statale sarebbe scosso nelle sue fondamenta, riducendosi a un puro meccanismo di regolazione pragmatica dei diversi e contrapposti interessi.
(dal "Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa")
"Quello che mi interessa, di un politico come di qualsiasi persona con cui io abbia un rapporto diciamo commerciale, è che questo rapporto sia proficuo.
Un giocatore di calcio, un programmatore, lo pago per quanto è bravo. Se è bravo, se è un fuoriclasse, sono disposto a pagarlo anche parecchio, e magari a sopportare anche un carattere non facile. Se è un puttaniere, ma segna tre gol a partita, lo devo licenziare? Posso disapprovare profondamente il suo comportamento personale, ma se lo faccio la mia squadra perderà. Finchè le sue cattive abitudini - che restano cattive, e lo dico chiaramente - mi consentono di vincere e non influenzano il suo rendimento io lo tengo. Se, ad un certo punto queste cattive abitudini lo facessero diventare un cattivo giocatore non avrei un istante di dubbio dal mandarlo via - se posso trovare qualcuno di meglio.
Questo è realismo, quel ragionare che tanto sembri disprezzare. Il moralista che fa? Stabilisce regole, in base ad un suo ragionamento, e le applica. Licenzia il fuoriclasse, la squadra perde, va in bancarotta.
Il ragionamento è applicabile anche in politica, ovviamente. Io sono disposto a tenermi un politico corrotto, se questo politico fa stare meglio tutti quanti. Perchè è che tutti quanti stiano meglio che mi interessa, non cosa fa questo politico nel suo tempo libero, o con i soldi che nel bene o nel male si prende. Preferirei che non fosse così, lo preferirei diverso. Ma finchè non trovo qualcuno che mi posa offire di più - più libertà, più cose fatte, più bene per tutti - me lo tengo."
(Berlicche - 1 luglio 2009)
Oppure no? Chi lo sa? Dipende dal giudizio di chi lo legge. E tanto basta. La notizia di oggi è che è emerso un altro elemento sul Casoria-Gate (nel nostro piccolo). Ebbene, il fidanzato di Noemi era falso, una montatura, un fotoromanzo, con baci solo per la stampa.
Quale fu il motivo di tale montatura?
E chi lo può dire? Lo lasciamo alla perspicacia dei lettori, che sanno benissimo che cosa pensare.
Sulla questione Noemi, Berlusconi e i suoi hanno costruito, complice l'acquiescenza di Bruno Vespa e di tanti altri "giornalisti", una montatura di panzane degna del peggior ciarlatano.
A futura memoria.
"Coloro che hanno responsabilità politiche non devono dimenticare o sottovalutare la dimensione morale della rappresentanza, che consiste nell'impegno di condividere le sorti del popolo e nel cercare la soluzione dei problemi sociali. In questa prospettiva, autorità responsabile significa anche autorità esercitata mediante il ricorso alle virtù che favoriscono la pratica del potere con spirito di servizio 842 (pazienza, modestia, moderazione, carità, sforzo di condivisione); un'autorità esercitata da persone in grado di assumere autenticamente come finalità del proprio operare il bene comune e non il prestigio o l'acquisizione di vantaggi personali."
Moralismo superato. O no? (vedi sotto, in trasparenza...)
(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 410)
da "la Repubblica"
(attenzione: potreste rimanere condizionati, ma poi leggete "il Giornale" e vi passa)
Mah, di questo passo se al Papa domani scappa detto qualcosa sul libertinismo e sulla necessità che i governanti diano il buon esempio ai giovani, lo accuseranno di farsi condizionare da "Repubblica"!
Chiunque, oggi, dice qualcosa che non sia sdrammatizzante e a difesa di Berlusconi, puoi scommettere che viene acccusato di essere condizionato da "Repubblica". E' un modo di ragonare schematico che a mio avviso non aiuta ad avvicinarsi alla verità.
«conosciamo l’influsso che la cultura diffusa, gli stili di vita, i comportamenti conclamati hanno sul modo di pensare e di agire di tutti, in particolare dei più giovani che hanno il diritto di vedersi presentare ideali alti e nobili, come di vedere modelli di comportamento coerenti»
dall'omelia del card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, pronunciata a Cotronei, durante la Messa che ha concluso la seconda giornata del convegno «Insieme verso le nozze. La preparazione al matrimonio cristiano», organizzato dall’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia.
(da "Avvenire" - 26 giugno 2009)
