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"Vorrei oggi ribadire tutta la stima e il profondo rispetto che nutro verso i credenti musulmani, ricordando quanto afferma in proposito il Concilio Vaticano II e che per la Chiesa Cattolica costituisce la Magna Charta del dialogo islamo - cristiano: "La Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti anche nascosti di Dio, come si è sottomesso Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce" (Dichiarazione Nostra aetate, n. 3)."
Benedetto XVI, 25 settembre 2006
Ida Magli, su "il Giornale" del 18 settembre, ha scritto:
"Gesù si è ribellato al regime dell'Antico Testamento, al concetto di impurità, all'uccisione degli animali, all'offerta del prepuzio, alla tabuizzazione delle donne (lo dico per coloro che ancora non lo sapessero: il peggio dell'islamismo consiste nell'essersi agganciato ai primi cinque libri dell'Antico Testamento)."
Mi sembra tutto discutibile. Dall'uso del termine "ribellione" (ovvio ricordare la frase di Gesù secondo la quale neanche uno iota della legge cadrà) fino a questa cosa del prepuzio (ovviamente ci si riferisce alla circoncisione - non ricordo questa supposta "ribellione" di Gesù alla circoncisione).
Ma il massimo è l'affermazione dell'insigne studiosa secondo cui "l'agganciarsi" ai primi cinque libri dell'Antico Testamento sarebbe ciò che di peggio avrebbe fatto l'islamismo.
Andiamo bene.
Supporre, come fra le righe mi pare che queste affermazioni vogliano far intendere, che il cristianesimo valga in quanto si distacca nettamente dalla Torà è, a mio avviso, una enormità insostenibile.
"Non sono venuto per abolire, ma per dare compimento", dice Gesù.
E l'affermazione della Magli pone anche un inquietante e sconcertante parallelismo fra "il peggio dell'islamismo" e l'Ebraismo tutto intero.
Infatti chi più degli Ebrei è "agganciato" alla Torà?
Bellissimo incontro e discorso del Santo Padre ai rappresentanti dei Paesi islamici. Per dieci volte ha usato la parola "dialogo". Per cinque volte la parola "amici" o "amicizia". L'ex stranocristiano mette un vistoso accento sull'esigenza di reciprocità, che il Papa ha ricordato. Ed è giusto che ciascuno si esprima secondo la propria sensibilità. Ma il senso complessivo del discorso papale mi pare molto chiaro. Non mi è sembrato per nulla bellicoso. Altri, al suo posto, "glie ne avrebbe dette due".
Mi sono immaginato un islamico che considera l'attuale dibattito in Italia sull'eutanasia, e il fatto che in alcuni paesi europei essa è già ammessa dalla legge. Non sarà tentato, anche da recenti discussioni, di associarlo, nella sua visione, all'"Occidente cristiano"?
E ho fatto anche alcuni pensieri all'incontrario.
Mi pare degno di considerazione il richiamo di Pietro Scoppola, oggi, su "la Repubblica", a proposito del discorso di Ratisbona.
Scoppola si concentra sul tema della de-ellenizzazione della fede, affrontato da Ratzinger in chiave critica.
Egli (Ratzinger) sosterrebbe l'indissolubilità del nesso fra cristianesimo e pensiero greco, sintetizzata nella frase "il non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio".
Ora, mi domando: è proprio vero che con la sua affermazione il Papa intende legare così direttamente la fede e il pensiero greco, e quindi con i suoi sviluppi successivi?
Non è forse possibile che faccia parte dell'"agire secondo ragione" anche l'uso del metodo storico-critico, che ci permette di collocare storicamente gli sviluppi del pensiero, e di leggervi quanto di imperfetto si è formato "anche" in ambito greco?
Se è vero che "chi incontra Cristo incontra l'ebraismo", secondo la frase di Giovanni Paolo II, ripresa anche dallo stesso Benedetto XVI a Colonia nel 2005, non mi sembra conseguente il ritenere che il riferimento di Ratzinger al pensiero greco possa considerarsi definitivo.
Il suo riferimento, invece, fondamentalmente, è all'agire (o al non agire) "secondo ragione", e questo (grazie, certamente, anche alla cultura greca) è ormai un acquisto di molte, e grandi culture. E' questo che permette l'inculturazione della fede presso tutti i popoli.
Io credo fermamente, ad esempio, che l'incontro con l'ebraismo sia stato e continui ad essere, per i cristiani, un elemento molto positivo in ordine alla conoscenza di Cristo ("L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo") e che molti e affascinanti ragionamenti potrebbero semmai ruotare sul tema della traduzione delle scritture (ad esempio sul confronto fra la Settanta e la Vulgata, e sui loro rispettivi influssi sugli ambienti culturali in cui vennero diffuse).
Non credo che il Papa sbagli. Cerco di trovare alcune convergenze fra ciò che ha affermato a Ratisbona e ciò di cui sono convinto io. Certo, se lui ha detto cose nettamente diverse da ciò che penso io, "mi corrigerò".
Sì, bisogna auspicare che il sangue versato da suor Leonella sia "seme di dialogo".
"È chiaro che il Santo Padre è caduto in una trappola: non conoscendo il malizioso funzionamento dei media, non poteva immaginare che si sarebbe estrapolata una citazione molto critica con Maometto attribuendola di fatto a lui." (Antonio Socci)
"Conta il fatto che la frase sarebbe stata certamente avulsa dal contesto e, eliminate le virgolette, sarebbe stata attribuita non al remoto Paleologo ma a Benedetto XVI. La cosa era talmente prevedibile che non è mancato chi ha subito previsto una fatwa di morte per Benedetto XVI." (Vittorio Messori)
Insomma, io dico: se il Papa avesse semplicemente omesso quella parte della citazione di Manuele II Paleologo che contiene espressioni sgradevoli per i seguaci di Maometto e avesse lasciato solo il punto sul quale avrebbe effettivamente svolto poi tutte le sue considerazioni, non avrebbe forse raggiunto la medesima pregnanza logica, evitando però queste strumentalissime reazioni?
Non voglio fare esempi banali, ma non è un po’ come se per trattare, che so, di Federico Fellini, io partissi da una lunga citazione di un tale che parla malissimo di tutto il cinema italiano del Novecento?
Con ciò, sono in pena con lui e per lui, soprattutto dopo l’esecrando delitto di Mogadiscio, forse scaturito da questa infame propaganda, effettuata fra popoli, fra l’altro, che non hanno gran possibilità di documentarsi
E basta con questa storia delle scuse.
Se dire: "Mi dispiace che tu abbia capito male" significa chiedere scusa...
