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Leggo con ammirazione la lettera che Veronica Berlusconi ha inviato a "la Repubblica".
Non avevo avuto occasione, in precedenza, di considerare l'intelligenza e la nobiltà d'animo della signora, che si esprime con una forza e una dignità veramente molto ammirevoli.
Mi chiedo se fosse necessaria una sua presa di posizione pubblica come questa, ma nessuno sa quante volte ne abbia prese di analoghe, in privato.
Non posso che augurarmi una piena riappacificazione, nella serenità e nel profondo rispetto reciproco, soprattutto nella sostanza, ma anche nella forma, vista la dimensione pubblica dei personaggi e il ruolo educativo, così importante, soprattutto nell'ambito familiare, che essi svolgono.

Beh, non è la prima volta che qualche giornalista si intrufola in una chiesa e fa finta di confessarsi. Anni fa uscì un famoso libro, "Il sesso in confessionale".
Adesso un giornalista dell'Espresso si è prestato alla periodica audace impresa. Andare da qualche prete e fare il buffone. Poi ci monta sopra anche dei ragionamenti.
Se ste cose le fanno in ambiente cattolico rimangono puttanate.
Vada a prendere per il naso un rabbino o un imam nell'esercizio delle loro funzioni. Poi provi a fimare come può fare in questo paese cattolico e oscurantista.
No. Torno indietro. Non lo faccia. Continui a fare giornalismo innocuo.
Fini è passato da erede di Almirante a erede di Berlusconi.
E' accaduto alla cena di gala per la consegna dei Telegatti.

Nelle mie osservazioni, non so quanto "spionistiche", ho scoperto con viva gioia che la presentazione che del mio link viene fatta nello stimato blog "Censurarossa", dove, per citare l'amica Mastronauta, "cultura e ironia stanno di casa", è stata modificata, a mio giudizio in meglio (qui la versione precedente), e non saprei dire quanto meritatamente.
Ringrazio e riproduco (l'immagine è impreziosita dal casuale affiancamento di nomi di importanti e venerati personaggi).
Ieri sera ho partecipato ad un incontro pubblico, a Bologna, dal titolo "Sorpresi dalla gioia" e dedicato agli scrittori Lewis e Tolkien, organizzato dal Centro Culturale Manfredini (legato a CL).
I relatori erano Edoardo Rialti (traduttore) e Andrea Monda (saggista).
Sala piena di giovani, fervore e passione.
Grande impressione ha suscitato Rialti, ventiquattrenne fiorentino che ha esposto il suo personale itinerario dentro la bellezza letteraria dei due autori, che lo ha portato a riconoscervi una chiave per il disvelamento della bellezza divina nella realtà.
Il padre del piccolo ucciso ad Erba avrebbe detto alla radio italiana:
Giornalista: Questa terribile storia in qualche modo potrebbe cambiare la tua vita?
Azouz: Se intendi diventare famoso, se mi arriva l’occasione perché non pensarci su e provare…
e dicono che avrebbe consentito un servizio fotografico in esclusiva del funerale in cambio di denaro.
Non confondiamo le vittime coi carnefici, ma che miseria, che volgarità!
Ma dove sono finiti Bernardo e Rubytuesday? Mi mancano.
2278 L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'« accanimento terapeutico ». Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.
La mia attenzione è stata colpita dall'affermazione secondo cui, con la rinuncia all'accanimento terapeutico non è che si voglia provocare la morte, ma "si accetta di non poterla impedire" (il grassetto nella citazione è mio).
Mi è sembrata una definizione sapiente e nobile, coerente con lo spirito della misericordia e della speranza cristiane.
Ho trovato molto importante anche l'affermazione seguente, che indica nel paziente il titolare del diritto della decisione in merito.
Non voglio fare riferimenti ancora al caso Welby, ma insomma, però, vista così...
Oggi Michele Serra invita il Cardinale Ruini, accusato di una noiosa polemica "contro i Pacs e contro l'eutanasia", a candidarsi e a farsi eleggere in Parlamento, per "uscire dalla detestabile ambiguità di un potere extraparlamentare che tenta di condizionare i lavori delle Camere".
A mio avviso andrebbe ricordato che si tratta della stessa "detestabile ambiguità" che numerosi soggetti extraparlamentari legittimamemnte utilizzano per "condizionare" (io direi "orientare") le scelte legislative (dalla Confindustria ai sindacati, dall'Arcigay alla Federcaccia, dall'Automobile Club a Mediaset).
Anzi, per chiarezza: per me è assai più ambiguo un parlamentare a libro paga di un'impresa che una libera organizzazione che esprime chiaramente le proprie posizioni. Il Parlamento, da parte sua, legifera liberamente. Dove comincia il "tentativo di condizionamento"?
(Benedetto XVI, 16 aprile 2006, Piazza San Pietro, Colloquio con i giovani in preparazione alla XXI Giornata mondiale della gioventù)