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Bene. "Chi è cattolico coerente scagli la prima pietra".
Un tizio commette un omicidio. Non ci sono scusanti. Ha commesso un atto esecrando, che lo pone al di fuori della legge civile e morale. La coscienza rettamente formata si ribella ad un atto del genere e non può accettarne alcuna forma di giustificazione, e men che meno, figuriamoci, di legalizzazione.
Eppure...
"Ha il diritto di rimanare in silenzio. Qualunque cosa dirà potrà essere usata contro di lei in tribunale. Ha diritto a un avvocato, se non se lo può permettere gliene verrà assegnato uno d'ufficio".
Che cosa voglio dire? Che in linea teorica perfino un atto illecito non esclude che si assegnino diritti a chi l'ha commesso, senza che per questo si possa nemmanco ipotizzare una sua "legalizzazione".
Come dire: l'atto esecrando è stato commesso. Chiamiamolo "omicidio di fatto".
Nessuna attenuante. Condanna assoluta e senza riserve. Ma diritti per la persona.
La Nota
Sono stato colpito ("ferito", si dice oggi) dalla bellezza della lettera che Livia Aymonino, moglie di Silvio Sircana, ha scritto oggi su "la Repubblica".
Se Suvvia, siamo amici, feriti un dalla po' bellezza, di figuriamoci autoironia! dalla bruttezza!
(detta da un amico, ieri, alla presentazione della lettura bolognese di Dante dell'8 giugno)
La popolazione anziana è ingiustamente discriminata e vittima di pregiudizi.
E' tempo di reagire e di pretendere ciò che è giusto.
Gli anziani hanno il diritto di non venire discriminati a causa della loro età.
Occorre una quota di anziani in Parlamento, nei Consigli regionali, provinciali e comunali.
Occorre una legge apposita che consenta agli anziani di modificare a loro piacimento l'età sui documenti di identità, e chi sostiene che la data di nascita serve per identificare la persona dice una cosa falsa. Oggi, in tempi di DNA, la data di nascita non serve a niente, salvo che a provocare questa ingiusta discriminazione.
Chi non è d'accordo può ovviamente rimanere con la sua situazione odierna. E chi lo obbliga?
Qui si parla di diritti, mica di doveri.
"Difficile dire in altre parole cosa significa appartenere a un popolo."
(stranau - 25 marzo 2007)
Ho l'impressione che gli amici ciellini che si esprimono così attribuiscano la definizione di "popolo" al proprio Movimento più che alla Santa Chiesa, cosa che invece mi sembrerebbe più appropriata, ed eviterebbe di poter intravedere sfumature esclusiviste.
Ho trovato buona, equilibrata e saggia l'intervista di Mons.Angelo Bagnasco a Luigi Accattoli pubblicata oggi sul Corriere della Sera.
La "nota" sarà chiarificatrice sulle posizioni della CEI e non sarà "una clava" sulla testa dei politici cattolici.
La manifestazione del 12 maggio sarà una manifestazione di laici e non sarà antigovernativa.
I provvedimenti del governo a favore della famiglia saranno "motivo di soddisfazione".
Grazie alla segnalazione di Giggi76 sull'"Esagono", ho letto "Il Calendario", la rubrica di Ernesto Galli Della Loggia sul "Corriere dela Sera". Parole sante.
"Una vera concezione laica della politica esige che lo statista venga giudicato non per la propria vita privata, ma per le proprie scelte pubbliche. Un ministro non deve essere un maestro di vita, ma un buon amministratore e un buono statista. Da uno statista si deve esigere che rispetti gli impegni presi con gli elettori: questa è la moralità della politica."
"La Chiesa nella sua saggezza millenaria, sa anche che non esistono politici senza peccato, perché non esistono uomini senza peccato. Del resto – anche da un punto di vista morale - per un cristiano è doveroso fare l’elogio dei “pubblici peccatori”, che si riconoscono poveracci, e diffidare delle “persone perbene” che ostentano le proprie virtù private. Per un motivo molto semplice: perché così ha fatto Gesù."
"La vera purezza consiste nel restare certi ed entusiasti della Verità a prescindere da come la si vive, senza scandalizzarsi dei peccati propri o altrui. L’entusiasmo con cui gli amici di Gesù parlavano di lui ai quattro venti non era affatto delegittimato dai loro limiti, dalle loro paure e dai loro peccati. Nel “Processo a Gesù” di Diego Fabbri, san Pietro parla con appassionata commozione di Gesù e quando gli rinfacciano di averlo tradito, l’apostolo risponde: “se non sai che si può amare e tradire, che uomo sei?”. L’uomo autentico ama il Vero più di se stesso e non riduce la Verità alla misura dei propri limiti. Questo è il cattolicesimo."
Antonio Socci