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Betlemme, tutto esaurito negli alberghi per la prima volta in sette anni

Un augurio cordiale a tutti
di un Santo Natale di Nostro Signore Gesù Cristo!
Ho letto l'appello di Giuliano Ferrara per la moratoria per l'aborto, pubblicato su "Il Foglio" il 20 dicembre.
Non riesco a vedere un effettivo parallelismo fra la moratoria delle esecuzioni capitali e questa moratoria per l'aborto proposta da Ferrara.
Infatti, nel primo caso abbiamo l'uccisione di un essere umano imposta dalla legge di alcuni Stati (ovviamente, in certe particolari circostanze). Un atto, perciò, pubblico; un atto "in nome della legge".
Nel secondo caso, invece, abbiamo sì una analoga uccisione di un essere umano, ma che non è imposta ed eseguita dai pubblici poteri, ma praticata da un singolo cittadino (la madre); un'azione di cui, in determinate circostanze, lo Stato prende atto consentendone l'esecuzione in strutture sanitarie pubbliche.
Ora, quindi, se è ben vero che un accordo fra Stati può concernere l'applicazione delle leggi e l'esecuzione di determinati atti quando essi vengono effettuati da parte dei pubblici poteri, come si può intervenire per interrompere l'esecuzione di atti che nascono invece dalla volontà individuale e che sono compiuti in modo, per così dire, privato?
Facciamo pure rientrare l'aborto nella categoria morale dell'omicidio. Bene: Giuliano Ferrara se la sente di proporre una "moratoria degli omicidi" o avvertirebbe anche lui una certa sensazione di astrattezza?
Se non avvertissi la enorme sproporzione fra le due diverse questioni, direi che si pone qui una situazione analoga a quella che riguarda il fumo. Il fumo fa male, magari uccide anche (c'è scritto sui pacchetti). Eppure lo Stato lo consente e lo regolamenta (anzi, ci specula pure sopra). Io sono d'accordo con chiunque dica che fumare fa male, e pure, assai più, con chi dice che l'aborto procurato è un abominevole delitto. Ma al di là degli appelli alle coscienze individuali, non so proprio che tipo di moratoria si possa proporre.
Tutt'altro discorso si porrebbe se la volontà di Ferrara fosse quella di cancellare o modificare le leggi che consentono l'aborto. Ma non mi pare proprio che lui intenda questo.
Perciò mi resta una sensazione di equivoco.
Aggiungo ai link segnalati quello del Patriarcato Latino di Gerusalemme, che contiene il messaggio di Natale del Patriarca Michel Sabbah, pubblicato il 19 dicembre. C'è una frase che segnalo: "Chi è forte, chi ha tutto nelle mani, chi impone l’occupazione all’altra parte, ha l’obbligo di vedere quel che è giusto per tutti e di avere il coraggio di compierlo. “Dio, da’ al re il tuo giudizio”, concedi la tua giustizia ai nostri uomini di governo perché governino il tuo popolo con rettitudine. (cf: Sal 71)"
Adesso dice che per lavorare in RAI ci si deve prostituire (a meno di non essere coglioni, cioè comunisti). Certo che in quel bell'ambientino ha provato a metterci mano anche lui. Da venditore. Lo scopo? "L'Italia è il paese che amo". E visto che la ama si mette a comprare senatori a suon di carne umana, complice Agostino Saccà. In che mare di volgarità ci troviamo!
Nel suo recente volume, che domani a Bologna verrà presentato da S.E. il Cardinal Carlo Caffarra insieme al noto giornalista Giuliano Ferrara, dal titolo "Memorie e divagazioni di un italiano cardinale", S.E. il Card. Giacomo Biffi ricorda:
"Il 7 luglio 1997 Giovanni Paolo II volle incontrarmi per avere qualche informazione diretta sul Congresso Eucaristico Nazionale di Bologna del settembre successivo, per il quale ci aveva assicurato della sua presenza. Ebbe l’amabilità di invitarmi a pranzo (ed estese l’invito anche al cerimoniere arcivescovile, don Roberto Parisini, che mi accompagnava e rimane perciò come prezioso testimone dell’episodio). A tavola il Santo Padre a un certo punto mi disse: “Ha visto che abbiamo cambiato la frase della Tertio millennio adveniente?”. La bozza, che era stata inviata in anticipo ai cardinali, recava questa espressione: “La Chiesa riconosce come propri i peccati dei suoi figli”; espressione che – avevo fatto presente con rispettosa franchezza – era improponibile (per le ragioni che ho qui sopra enunciate). Nel testo definitivo il ragionamento appare mutato così (come testé abbiamo visto): “La Chiesa riconosce sempre come propri i suoi figli peccatori”. Il Papa in quel momento ci teneva a ricordarmelo, sapendo che mi avrebbe dato piacere. Ho risposto dicendomi molto grato e manifestando la mia piena soddisfazione sotto il profilo teologico. Mi sono però sentito anche di aggiungere una riserva di indole pastorale: l’iniziativa inedita di chiedere perdono per gli errori e le incoerenze dei secoli passati a mio avviso avrebbe scandalizzato i “piccoli”. Il Papa testualmente allora disse: “Sì, questo è vero. Bisognerà pensarci”. Purtroppo non ci ha pensato abbastanza."
L'acuto e arguto Cardinale Biffi , ricordato come Giovanni Paolo II avesse modificato un passo della sua enciclica da lui giudicata non soddisfacente "sotto il profilo teologico" (forse anche Sua Santità era un teologo "autodidatta", come un altro illustre personaggio, anch'egli non più in grado di interloquire), racconta di un'altra riserva da lui espressa (con la sua consueta rispettosa franchezza, ne sono certo) al Santo Padre, il quale però, questa volta, pare non averla tenuta in adeguata considerazione, pur avendo affermato che sarebbe stato necessario pensarci. Il Card. Biffi, terminando il suo grazioso racconto con la pungente frase "non ci ha pensato abbastanza", intende ricordare come a suo avviso l'iniziativa della "richiesta di perdono" non dovesse essere presa. Non ha però, mi pare, chiarito come fa ad essere certo del fatto che Giovanni Paolo II non ci abbia pensato abbastanza. Perché il puro fatto che Sua Santità non abbia accondisceso alla sua opinione, non dimostra che non ci abbia pensato.
Ho seguito, in questi ultimi tempi, alcune interessanti riflessioni sulla situazione in Terra Santa, soprattutto sotto il profilo dei diritti umani. Anche grazie al mio recente viaggio, mi sento piuttosto sensibile a questo tema. Ho trovato alcuni siti che aiutano a seguire le vicende e gli sviluppi della situazione.
I siti sono:
1) B'tselem - Centro di Informazione Israeliano per i diritti umani nei Territori Occupati
2) OCHA - Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari - Territori Palestinesi Occupati
3) Osservatorio Iraq (di "Un ponte per...") - pagina della Palestina
Pubblici ministeri, non date a Berlusconi la soddisfazione di poter dire che l'avete fatto fuori voi. Tra l'altro, già sta messo male di suo. Quindi è meglio lasciarlo stare, non vi pare? O almeno limitatevi a ciò che proprio è clamoroso, a ciò che non si può evitare.
Ho letto, grazie a "Il Foglio" e al suo solerte direttore, alcune considerazioni del Card. Biffi in merito al referendum abrogativo della legge sul divorzio, che si tenne nel 1974.
In particolare, mi sono soffermato su questo passo: "Il cristiano che ha votato "no" in qualche caso ha mancato. Se riteneva giusto il divorzio è democraticamente a posto, ma ha mancato verso la sua perfetta consonanza con Cristo. Se riteneva non giusto il divorzio e lo ha ugualmente votato contro i suoi principi per aiutare gli altri, ha mancato anche contro le regole democratiche".
Il ragionamento non farebbe una piega, ma si presta a qualche osservazione. Io penso che dire che si votava a favore o contro "il divorzio" sia una semplificazione.
In realtà l'oggetto che costituiva la materia della consultazione referendaria non era "il divorzio", ma una legge che lo introduceva, regolamentandolo, nel nostro Paese. La legge era stata approvata dal Parlamento, democraticamente eletto, e promulgata dal Presidente della Repubblica.
Il referendum, quindi, verteva non già sul divorzio in sé, ma sulla conservazione di una legge già approvata, introdotta e vigente, come è normale che accada coi referendum abrogativi.
Inoltre, una votazione non è un sondaggio di opinioni. Se un elettore è intelligente, si chiede quale effetto il suo voto verrà ad avere sull'intera collettività che si troverà in seguito sottoposta alla legge che ne scaturirà. Perciò, secondo me, potrebbe anche essere legittimo esprimersi in modo diverso da quanto suggerirebbero le proprie opinioni personali, in vista di un bene (o supposto tale), o di un minor male, collettivo.
In sostanza, a me pare che i termini della questione possano anche essere un po' diversi da come li ha posti l'amato Cardinale Biffi.