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"...noi non siamo proprietari bensì amministratori dei beni che possediamo: essi quindi non vanno considerati come esclusiva proprietà, ma come mezzi attraverso i quali il Signore chiama ciascuno di noi a farsi tramite della sua provvidenza verso il prossimo."
E' un brano del Messaggio per la Quaresima di Benedetto XVI.
I numeri sono numeri.
Ieri.
171 a 142.
Questi sono i numeri di chi è contrario ad elezioni subito (171) e di chi invece le vorrebbe (142). Sono presentati in un grafico di "repubblica.it".
Oggi.
E' successo qualcosa. L'UDC di Casini ha cambiato atteggiamento, e pare che ora si sia schierata decisamente sulla linea di Berlusconi, e cioè per il voto subito. In questo modo, i numeri cambiano: 152 per il no al voto subito, e 161 a favore. Quindi anche il grafico di "repubblica.it" è stato aggiornato. Le cose cambiano di ora in ora.
L'ha detto Mons. Giuseppe Betori, segretario generale della CEI
Roma, 29 gen. (Apcom) - Al Consiglio permanente dei vescovi italiani "non si è parlato della crisi di governo" perchè "la Chiesa non deve e non intende coinvolgersi in questioni politiche". Tuttavia "lanciamo un messaggio a tutti i cittadini di aver fiducia nel presidente della Repubblica che ama il Paese e ha una capacità di giudizio all'interno delle possibilità che gli vengono offerte da tutti": lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori, nella conferenza stampa che si svolge a conclusione del Consiglio permanente della Cei. "Non voglio sostituirmi al capo di Stato - ha spiegato Betori - auspico che prevalga il bene comune anche se non tutto ciò che è auspicabile è anche possibile". Betori ha anche lanciato un appello "a tutti i politici di tutti gli schieramenti affinché il bene comune prevalga sugli interessi di parte".
La lettera di un venerando pastore all'aborrito Prodi.
Io? Io non avevo detto questo. Sono stati i giornali comunisti.
Ho trovato di grande interesse questo articolo pubblicato da "Adista". Riguarda un'intervista che mons. Alessandro Plotti, Arcivescovo di Pisa ed ex vicepresidente CEI, ha rilasciato a "La Stampa" il 24 gennaio.
Ecco alcune affermazioni del Vescovo, come le riporta "Adista":
"Il grosso pericolo e l’errore – dice Plotti – è che la Chiesa si faccia dettare l’agenda dagli atei devoti e dai teocon. Tanto più che sulla cattolicità di queste persone si può sicuramente avere più di qualche dubbio. Guai se la Chiesa deve farsi difendere da loro. È un momento difficile. Dobbiamo stare attenti che la fede non diventi instrumentum regni per chi invece di servire la Chiesa, se ne serve in logiche di potere". Si tratta di "opportunisti che approfittano delle situazioni di crisi per consolidare questa difesa della Chiesa che poi è molto superficiale e molto formale. E che poi, in realtà, è una difesa di loro stessi".
E' vero: c'è una profonda sfida educativa da lanciare, a partire dai livelli più alti della nostra società, perché è dai livelli pù alti che ci si deve muovere, se si vuole incidere sui comportamenti più diffusi, e sulla mentalità dominante. Una sfida educativa che nasce da un'emergenza educativa: quella di cui sono prova certi comportamenti assunti da chi dovrebbe rappresentare il popolo italiano.

Quella specie di Cristiano Malgioglio rifinito che siede in Senato nelle fila di Alleanza Nazionale e che si chiama Nino Strano ha dichiarato, in questa intervista a "la Repubblica",
"Frequento con enorme piacere i locali dove ogni desiderio è possibile e praticabile. Le mie donne sono sempre con me".
Frequenta ma non consuma.
"Mi fermo un attimo prima".
Lo Strano è stato, come tutti sanno, uno dei più violenti nell'insultare, dopo il suo compare Barbato, il senatore Cusumano, colpevole di essere rimasto dove stava, e cioè nella maggioranza di centrosinistra. "Strano" concetto della coerenza. E ora, con la bocca ancora sporca di mortadella (a proposito, i danni per aver lordato i banchi di Palazzo Madama chi li paga, i cittadini?) si cimenta pubblicamente nel rivelare i propri costumi.
A ciascuno il suo, nel privato e nel pubblico. L'aborrito Prodi, come ricordava qualcuno, non va alle adunate di piazza, ma va a Messa tutte le domeniche con la propria legittima consorte.
Lo diceva Neruda
che di giorno si suda...
Questo era il Neruda di Arbore (o di Arcore?)