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“Si chiama fede, conoscenza per fede, il riconoscimento della realtà attraverso la testimonianza che porta uno, che si chiama appunto testimone o teste - uno: perciò si tratta di persona, è un problema che c’è solo a livello di persone -; è una conoscenza della realtà che avviene attraverso la mediazione di una persona fidata, adeguatamente affidabile... Quindi la fede, prima di tutto, non è soltanto applicabile a soggetti religiosi, ma è una forma naturale di conoscenza, una forma naturale di conoscenza indiretta... Togliete questa conoscenza per mediazione, dovete togliere tutta la cultura umana, tutta, perché tutta la cultura umana si basa sul fatto che uno incomincia da quello che ha scoperto l’altro e va avanti... Mai la ragione è così impegnata a fondo, in modo così vivo e potente come nella fede, come nel metodo della fede... Questo è un processo in cui occorre che tutto quanto l’organismo dell’io collabori: è l’io «impegnato con». Questo gesto, con cui la ragione conosce perché si fida di un altro, implica una ragione più completa, una ragione in tutti i suoi nessi con gli altri aspetti della personalità”
(L. Giussani, "Si può vivere così?")
E' importante, credo, considerare che Giussani parla cercando di non considerare i "soggetti religiosi", ma limitandosi alla sfera naturale.
Mi sembra quasi, però, che la fede cristiana in questo ragionamento non c'entri proprio, giacché essa intanto, per definizione, è una virtù "soprannaturale", e anche perché, mi pare, la fede cristiana implica un atteggiamento di abbandono fiducioso non tanto nei confronti del testimone che rivela Dio, che quindi vengo a "conoscere" per fede, ma nei confronti di Dio stesso, che Si rivela, per mezzo del testimone. Non è una "conoscenza" di Dio grazie alla fede che ho nella Chiesa, ma prima di tutto una fede in Dio stesso.
Ho fiducia, però, che andando avanti nella lettura del volume questo aspetto venga presto chiarito dallo stesso autore.
Il mio giudizio è che un uomo politico, se arriva a definire "coglioni" coloro che osano non apprezzarlo e a dire "ve lo meritate" se gli preferiscono altri candidati, disprezza la democrazia. Ad esser buoni, lo si potrebbe paragonare allo studente mediocre che, davanti a un brutto voto, dice che il professore "ce l'ha con lui". A esser meno buoni, si potrebbe pensare a una sindrome da bisogno d'affetto e di apprezzamento. A esser meno buoni ancora, a un individuo spaesato che vive in un regime democratico senza averlo capito.
Se il concetto è quello del "se la sono voluta", Berlusconi non dovrebbe fare opposizione. Dovrebbe rinunciare ad ogni attività politica. Perché farla? A favore di chi? Di coloro ("coglioni") che non gli danno l'appalto? Non avrebbe senso. Sempreché l'attività politica Berlusconi la faccia per qualcuno che non sia lui stesso. Se la fa per se stesso, allora, è comprensibile. Mica è "coglione", lui.
Segnalo l'interessante iniziativa di "Openpolis", comunità virtuale sulla politica, che permette di "seguire" tutti i politici, con le dichiarazioni e le attività che svolgono.

Segnalo una iniziativa in ricordo del Servo di Dio Giuseppe Fanin, assassinato per odio politico il 4 novembre 1948 a San Giovanni in Persiceto.
E' da Cesena (la mia città di origine) che Walter Veltroni, questa mattina, respinge la sparata di Berlusconi sulle "larghe intese". E' stato per responsabilità di Berlusconi e di tutti i suoi alleati se non si è riusciti a trovare un accordo sulla legge elettorale e si va alle elezioni con la porcata di Calderoli, giudicata, in quel momento, come tutto sommato accettabile da Berlusconi. E' stato per responsabilità sua (e di tutti loro) che il generoso tentativo di Marini è fallito.
Ed ora dice "vincerò, ma se non vincerò faremo larghe intese". Per fare le intese, come ci ha insegnato, bisogna essere in due.

Il 4 maggio, in occasione dei 100 e 40 anni dalla fondazione dell'Azione Cattolica, si terrà un grande incontro col Santo Padre, in Piazza San Pietro a Roma.

Il Manifesto al Paese dell'Azione Cattolica, con la possibilità di firmarlo online.
Ho trovato molto interessante l'intervista a Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà e fondatore della Compagnia delle Opere, appena uscita su "Famiglia cristiana" (24/2/2008).
Un passaggio molto significativo è questo:
"[i cattolici] sanno che i valori, anche quelli cosiddetti irrinunciabili, sono patrimonio comune e non sono un gioiello da tener ben stretto, quasi fossero prerogativa solo dei cattolici. Così hanno deciso di giocare le proprie carte dentro due formazioni riformiste. Hanno un'idea normale della politica"
Pdl: Bondi, non sarà candidato chi ha procedimenti penali in corso «Esclusi naturalmente quelli che, come sappiamo, hanno un'origine di carattere politico» (da "corriere.it")
E la corruzione in atti giudiziari per cui è imputato Berlusconi, scommettiamo che rientra fra questi?
E come si fa la separazione fra quelli che sì e quelli che no?
"Come sappiamo"
Una segnalazione, che mi pare meritevole: "Laici secondo il Vangelo", testi di Giuseppe Lazzati.