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lunedì, 14 aprile 2008
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Ho trovato un bel post da "Carnesalli".

Postato da: laparola a 23:27 | link | commenti (10) |


Commenti
#1   15 Aprile 2008 - 12:27
 
Bello?

Io lo trovo abbastanza demenziale. Mi pare la stessa corrente di chi, all'indomani della capitolazione del fascismo, pretendeva di catalogarlo all'interno della categoria della malattia morale.

De Felice spiegò bene l'assoluta scorrettezza di quella prospettiva storiografica. Il moralismo, specialmente quello venato dal complesso vittimistico come questo, non spiega la realtà. Dire, quando si perde, che ha vinto il male, significa solo non saper astrarre dai propri desideri, eretti a criterio di lettura della realtà.

Se non si è in grado di capire cosa abbia intercettato Berlusconi nell'umore popolare, per poter vincere, si rassegni la propria incomprensione. Esibire, invece, il proprio disprezzo per la maggioranza degli elettori, come fa Carnesalli, ha nulla a che fare con la capacità critica, molto con la psicanalisi.

Tra l'altro, finchè il tenore delle reazioni sarà questo, del tutto incapace di cogliere la realtà, quella che, per intenderci, non permette di vedere il PD quale alfiere del bene contrapposto alla bestia Berlusconi, la possibilità di alcuna rivincita resterà preclusa.

Il manicheismo era ed è un'eresia, Berlusconi e chi lo vota non sono il male, Veltroni e sodali non sono il bene.

Ciao
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#2   15 Aprile 2008 - 13:09
 
non dite "moralismo" che intervengo...
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#3   15 Aprile 2008 - 14:44
 
L'intervento di SchwarzWelf merita una replica.
Vorrei, per tentare di farne una che spieghi un po' di cose, partire dal sentimento. Il sentimento di queste ore è di sgomento. Parola grossa? Forse, ma per quello che vedo io (che certamente ho un orizzonte limitato, e che vivo in Emilia-Romagna) la cultura espressa da Berlusconi non corrisponde alla cultura dei miei concittadini.
Il post di Carnesalli è "bello" laddove esprime con verità e forza questo sentimento, utilizzando anche elementi di verità "tecnica", di per sé non disprezzabili.
Il fatto poi che sia necessario guardare la realtà con occhi sgombri da pregiudizi (o da sogni) è un fatto che credo che anch'egli, pur nell'amarezza del momento, non potrebbe che condividere.
Concedimi allora, Schwarzwelf, di cavarmela con la distinzione fra dimensione artistica (che spesso ci fa capire la realtà, almeno per certi aspetti, meglio dell'altra) e dimensione politica. Bene: politicamente, passati alcuni secondi, alcuni minuti, hai ragione tu.
Infatti sto parlando dell'emergenza educativa, riprendendo un'espressione molto in voga nel nostro mondo cattolico italiano. Penso che occorra veramente occuparsene, se si vuole sperare. Ma è molto, molto tardi.
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#4   15 Aprile 2008 - 17:45
 
"Un modello di società ha vinto: e non è quello che piace a me.
E’ un modello chiuso, razzista, individualista, cattivo, astioso, consumista"…non mi sembra un bel commento post elettorale.
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#5   15 Aprile 2008 - 17:55
 
Io dico: grande lealtà democratica (bene ha fatto Veltroni a telefonare subito e a complimentarsi; così si fa), ma grande capacità di giudizio e di analisi della società italiana, anche sulla base di questo risultato.
Infatti io dico che è una prova di quella che la chiesa italiana, a cominciare dal mio Arcivescovo, chiama "emergenza educativa".
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#6   18 Aprile 2008 - 16:24
 
Sul fatto che ci troviamo di fronte ad una grave emergenza educativa sono assolutamente d'accordo.

Ancora ieri, per ragioni di studio, ero ad assistere ad una lectio magistralis del Card. Cottier, dove sia il relatore che l'on. Binetti ribadivano questi termini.

Dalla mia prospettiva, però, rilevo come questa emergenza sia tale non solo in contrasto con il modello "culturale" (le virgolette son d'obbligo) rappresentato da Berlusconi, ma altrettanto se non maggiormente da quello sponsorizzato dall'altra compagine.

Non sono solo i radicali ad essere forieri di una cultura di morte, quelli semmai sono gli epigoni estremi di un soffuso e ad arte diffuso malinteso senso di laicità, che predica l'indifferenza, quando non il palese disprezzo, per tutto ciò che ha relazione con la sfera spirituale. Il tutto a partire da un mai esplicitato, ma non per questo meno operante, materialismo di massima.

L'emergenza educativa è un'urgenza che vede coinvolte tutte le forze politiche, in egual misura.
L'edonismo arrivista e volgare degli uni è il riflesso dello snobismo materialista e libertino degli altri. Non è qui la sede per analizzare le origini di queste tendenze, ma vale sempre la pena ribadire la complementarietà delle forme nelle quali si è realizzata questa deriva, figlia di un unico cespite, sostanzialmente anticattolico.

Ciao
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#7   18 Aprile 2008 - 17:05
 
Ti ringrazio per l'intervento, come sempre bello e stimolante. Rimane il fatto che in Italia sono di più coloro che apprezzano uno dei due, se vogliamo, "modelli culturali".
E io sono particolarmente sensibile alla volgarità dei comportamenti. Non so se il mio animo possa essere definito "aristocratico" (vengo da famiglia piccolo borghese cattolica, di media cultura e di grande sensibilità sociale), ma non ha importanza. Alla mia età, ho il naso esperto. L'Italia che predilige qualla parte continuo ad amarla, ma mi dà un po' di preoccupazione.
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#8   18 Aprile 2008 - 17:11
 
E poi, non mi va di preoccuparmi più di tanto di ciò che è "anticattolico". Largheggiamo! Preoccupiamoci di ciò che è "antiumano", che va contro l'uomo, contro la sua vita e contro la sua dignità. "Anticattolico" mi fa venire in mente una "parte" (una contraddizione in termini).
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#9   26 Aprile 2008 - 23:28
 
Il dubbio che siate voi a sbagliare, ovviamente, non vi sfiora minimamente...

http://tinyurl.com/483gju
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#10   27 Aprile 2008 - 00:40
 
E perché mai non mi (io sono da solo) dovrebbe sfiorare questo dubbio? Ma di emergenza educativa è giusto che si parli, perché la nostra società italiana vi è invischiata come in una palude. E non mi pare che si tratti di invenzione mia. Non credo che le scelte politiche debbano attenuare particolarmente il rigore di questo giudizio, che purtroppo anche in questa circostanza si rivela invece rafforzato.
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